INTERVISTE

Accompagnati dalla nostra giornalista PIERA FONTANA, i lettori scopriranno, attraverso le sue interviste esclusive per MaxSixtySix.com, curiosità e retroscena che non troveranno altrove.

Le Interviste Esclusive di MaxSixtySix.com

MaxSixtySix.com – Piera Fontana
07 Dicembre 2025

L’aria di Varese è umida, carica del profumo di caffè e dei primi sentori di pioggia autunnale. Siamo al Bar Dolci Sensazioni, un angolo discreto che i clienti abituali sanno essere riservato all’élite della Questura, dove Ivan, il proprietario, conosce i gusti dei suoi ospiti prima ancora che ordinino.

L’uscita del romanzo IL GIOCATORE DI GOLF ha svelato al mondo l’Operazione Fournier, un’indagine che ha travolto l’Anticrimine di Varese, portando il Vice Questore Max Colombo (“SixtySix”), la Vice Ispettrice Chiara Galli e il Dottor Aldo Renga in un viaggio surreale tra antiche maledizioni egizie, traffici internazionali e segreti istituzionali.

Mentre aspettiamo che arrivi la loro colazione, osserviamo la loro dinamica: Max è già al telefono, gesticolando con energia; Chiara sfoglia le news sul suo tablet con occhi rapidi; Aldo, impassibile, osserva attraverso i suoi occhialini il bicchiere d’acqua, come se stesse analizzando un reperto. Sono una squadra. E, dopo quanto hanno vissuto, sono un enigma da risolvere.

Un’intervista che è un filo teso: curiosità sulla loro vita, indizi sull’organizzazione criminale, e un massimo riserbo sui dettagli più scottanti che hanno messo la parola fine al caso.

Aldo Renga: La Scienza della Prova e la Lampada Cinese

MaxSixtySix.com: Dottor Renga, per i lettori lei è il ponte tra il pragmatismo della scienza forense e il mistero millenario. Il caso Fournier, partito da un ritrovamento al Sacro Monte, ha davvero messo in discussione le sue certezze scientifiche?

Aldo: (Sorseggia il suo cappuccino, pulendosi gli occhialini tondi con un gesto meticoloso) La nostra indagine è l’indagine del tempo. La scienza forense analizza la prova tangibile per ricostruire il come e il quando. L’Egittologia, la mia vera passione, cerca di ricostruire il perché di civiltà intere. Ma non crediate che io viva in una piramide! Max mi prende sempre in giro per il mio arredamento… dice che la mia lampada a LED cinese multicolore stona con i reperti antichi. Anche un egittologo ha bisogno di un tocco pop, no?

Il ritrovamento al Sacro Monte ci ha proiettato in un mondo che toccava l’occulto. Abbiamo dovuto affrontare la possibilità che credenze millenarie potessero avere un impatto diretto su un omicidio moderno. La vera sfida è stata capire come un’organizzazione così moderna e spietata potesse usare il passato, e la sua mistica, per manipolare il presente. È agghiacciante, ma non si trattava di soprannaturale, bensì di un inganno sofisticato.

MaxSixtySix.com: Lei ha viaggiato moltissimo, tra Varese, la Valle dei Re a Luxor e il Lago Tana in Etiopia. Qual è il suo lusso personale al di fuori della Questura?

Aldo: (Ride di gusto) Ah, Max e Chiara mi prendono in giro, ma la mia casa non è un museo non autorizzato, è una cronaca dei miei viaggi! Ogni magnete da frigo, ogni reperto acquistato legalmente, è un pezzo di storia che porto con me. Per il resto, sono un uomo modesto. La mia ricchezza è tutta nella mia testa… e forse in un buon Gin Tonic, che non disdegno mai quando Max passa a trovarmi per fare il punto della situazione. Dopo l’adrenalina di un’indagine complessa, l’unico vero lusso è la tranquillità di una partita della Varese Calcio e la promessa del prossimo volo per il Nilo, sognando di essere il nuovo Howard Carter.

Chiara Galli: Logica, Tattica e Frank Sinatra

MaxSixtySix.com: Vice Ispettrice Galli, il suo ruolo è quello di mantenere la logica in un’indagine dove la verità è costantemente manipolata. C’è stato un momento — tra gli uffici di Torino, Singapore e Madrid — in cui la pista sembrava persa?

Chiara: In un’indagine dove la tecnologia viene usata per farci credere il falso, il dubbio è l’unico strumento di lavoro. All’inizio inseguivamo fantasmi: prima una setta, poi un miliardario, poi qualcosa di ancora più grande. L’organizzazione era incredibilmente ben finanziata e spietata. La svolta è arrivata quando abbiamo capito che non stavamo indagando su un crimine, ma su una pericolosa commedia orchestrata per depistarci.

È lì che ho dovuto tirare fuori il mio lato più tattico, affiancando Max nella fase logistica e costruendo quella che nel romanzo è definita “falsa narrativa” per proteggere le nostre vere mosse. La mia formazione internazionale — Edinburgh Law School — mi ha aiutata a non perdere la testa nel caos italiano.

MaxSixtySix.com: Lei e Max siete molto affiatati, non solo professionalmente. Lei ama Frank Sinatra, Max è un rocker blues. Come si concilia il jazz con una marmitta Ragazzon?

Chiara: (Ride, sistemandosi i lunghi capelli biondi) Ah, la 124 Spider di Max è come un quarto membro del team, ma quanto è rumorosa! Ho iniziato a fargli ascoltare Fly Me To The Moon per rilassarlo durante le serate di lavoro. Le nostre differenze musicali riflettono la nostra sinergia: il suo istinto e la mia analisi. Dopo una missione, ho i miei rituali: buon cibo — magari un filetto di trota salmonata come quella volta al lago — e la mia piccola fissazione per i profumi freschi. Sono i miei modi per tornare alla normalità.

Max “SixtySix” Colombo: L’Istinto, la Strada e il “Tamarro”

MaxSixtySix.com: Vice Questore Colombo, la Route 66 è la sua filosofia. In un caso che si è mosso tra valli nebbiose e metropoli caotiche, quanto è stato essenziale tornare alla sua idea di libertà: prendere la strada meno battuta per trovare la verità?

Max: (Accarezza la sua tazza di metallo con il logo Route66) Esattamente. La libertà è la chiave. A volte, quando sei intrappolato nelle nebbie della burocrazia o del depistaggio istituzionale, devi prendere la strada più lunga per trovare la verità. Questo caso ha messo a dura prova la nostra fiducia in ogni livello. Avevamo a che fare con una “talpa” e dovevamo agire “sotto copertura”, fidandoci solo di un ristretto cerchio, noi tre e Franco Restelli a Roma.

MaxSixtySix.com: A proposito di valvole di sfogo: la sua Fiat 124 Spider rossa. È vero che la sua marmitta Ragazzon è più una dichiarazione che un motore?

Max: (Sorride con un pizzico di orgoglio) La Spider è la mia valvola di sfogo, il mio segnale di libertà. Non è l’auto più discreta per un’indagine sotto copertura, ma ti ricorda chi sei e cosa vuoi ottenere. La sera torno alle origini: un bicchiere di Jack Daniel’s Single Barrel, i Dire Straits a tutto volume e mi rimetto in pace col mondo.

MaxSixtySix.com: L’epilogo del romanzo accenna a un viaggio nel West con Chiara e a un “piccolo favore” da sbrigare per un amico. I lettori devono temere guai anche in vacanza?

Max: (Beve un sorso di caffè) Andremo in Arizona. Niente Harley questa volta, abbiamo noleggiato un camper per stare più comodi, un compromesso che ho fatto volentieri per Chiara. Ma… diciamo che c’è un “piccolo favore” da sbrigare a Seligman: un uomo scomparso, un vecchio caso irrisolto di cui mi ha parlato Restelli. Solo un’occhiata, niente di ufficiale! Finché ci sono inganni nel mondo, ci sarà un posto per Max SixtySix.

Epilogo: La Prossima Strada

Mentre Max si alza per pagare, Chiara e Aldo si scambiano un’occhiata: un sorriso sul volto di Chiara, Aldo già immerso nei suoi pensieri su quale magnete comprare in Arizona per il frigo. La tranquillità al Dolci Sensazioni è effimera, come un indizio su una scena del crimine.

IL GIOCATORE DI GOLF ha rivelato un’organizzazione con radici antiche e tentacoli moderni, ma la vera posta in gioco è stata la sopravvivenza della squadra. I nostri tre protagonisti ce l’hanno fatta, superando inganni e minacce che andavano oltre la logica criminale.

Per i lettori che iniziano il viaggio: preparatevi. Il caso Fournier non è solo un’indagine, è un labirinto dove ogni certezza crolla. Per i lettori che conoscono il finale: sapete che l’arresto di un uomo è solo il primo passo. C’è sempre una prossima strada.

Rimanete sintonizzati. Max sarà presto di ritorno!

Una produzione MaxSixtySix.com – Piera Fontana